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Dan Brown assolto dall'accusa di plagio

Alla fine Dan Brown l'ha spuntata. Il suo "Codice da Vinci", il romanzo più venduto nella storia dell'editoria, è davvero - se così si può dire - "farina del suo sacco": non frutto di un plagio di "Holy Blood and the Holy Graal", come sostenevano i suoi due autori, Michael Baigent e Richard Leigh, che contro lo scrittore Usa e l'editore Random House avevano intentato una causa giudiziaria. Il verdetto è stato emesso dall'alta corte di Londra. L'Alta corte, pur ammettendo che Brown ha preso alcuni elementi dal saggio del 1982 firmato da Michael Baigent e Richard Leigh (che avevano denunciato la casa editrice Random House, che ha pubblicato sia "The Holy Blood", sia il "Codice"), non ha ravvisato gli estremi di violazione del diritto d'autore. I due affermavano che il libro di Brown, il più grande bestseller della storia dell'editoria (oltre 40 milioni di copie vendute, ancora nella top 10 di molti paesi a tre anni dall'uscita), aveva preso dal loro lavoro la teoria centrale del romanzo: che Gesù e Maria Maddalena ebbero un figlio, e che ci sarebbero loro discendenti ancora nel mondo d'oggi; questa verità sarebbe stata protetta nei secoli dai Templari e da altre società segrete. L'uscita del film, intanto, è prevista per il prossimo 19 maggio negli Stati Uniti.

Pubblicato il 7/4/2006 alle 18.6 nella rubrica Soldi.

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